L’agorafobia deriva dal greco “agorà” (piazza) e “fobos” (paura), quindi letteralmente significa “paura della piazza” o degli spazi aperti e dei luoghi affollati.
L’agorafobia è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla marcata paura di trovarsi in situazioni o ambienti in cui, in caso di comparsa di sintomi ansiosi o di un attacco di panico, risulti difficile ottenere aiuto o fuggire rapidamente (American Psychiatric Association, 2013).
Il disturbo agorafobico se non viene trattato in tempo, tende a evolversi in una fobia pervasiva e generalizzata che compromette la qualità della vita sociale, familiare e professionale della persona.
Le paure e i sintomi dell’agorafobia
Chi soffre di questo disturbo ha paura di rimanere solo e di allontanarsi da luoghi sicuri.
L’agorafobia è frequentemente collegata al disturbo di panico e talvolta anche alla claustrofobia.
La fobia non si limita solo agli spazi chiusi, ma include anche la paura delle situazioni sociali (concerti, riunioni di lavoro, etc.).
La persona ricorre all’evitamento delle situazioni per non sentirsi male o per paura di fare una brutta figura di fronte agli altri.
Talvolta il disturbo comprende anche le autostrade, in particolare quelle che non offrono via di uscita immediata e non consentono alla persona di abbandonarle nel caso in cui dovesse insorgere il panico.
Il disturbo agorafobico si manifesta con sintomi fisici, cognitivi e comportamentali.
Ciò induce l’individuo a eludere luoghi, situazioni ed attività, a prevenire le situazioni agorafobiche e di conseguenza a modificare la propria routine quotidiana, evitando le attività e la partecipazione ad eventi sociali.
La vita di una persona con agorafobia presenta limitazioni che hanno un impatto determinante nella qualità della vita.
Tentate soluzioni disfunzionali
Le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona nell’intento di gestire l’ansia e la paura mantengono ed aggravano il disturbo, come la costante richiesta di aiuto e l’evitamento.
La persona che soffre di agorafobia manifesta un’eccessiva necessità di richiedere aiuto e rassicurazioni, affidandosi al supporto relazionale di familiari e amici soprattutto quando si allontana da casa.
Richiede di essere accompagnata e di ricevere chiamate durante le uscite, poiché crede di non essere in grado di gestire autonomamente le proprie attività.
Tale atteggiamento crea relazioni di dipendenza dal coniuge, dagli amici e dalla famiglia d’origine. Il supporto eccessivo, infatti, non fa che rafforzare la dipendenza e minare l’autostima.
Un’altra tentata soluzione messa in atto è l’evitamento.
La vita di queste persone è organizzata e strutturata sull’evitareluoghi e situazioni considerati rischiosi, come ad esempio luoghi affollati, mezzi pubblici, stare soli o lontani da casa, in fila o in mezzo alla folla, guidare o viaggiare in automobile o in treno.
Tutte occasioni potenzialmente scatenanti un attacco di panico.
L’evitamento sul momento ha una funzione protettiva e di prevenzione dell’ansia, ma ogni evitamento incrementa la paura e la minaccia.
Ogni tentativo di fuga genera ulteriori fughe conducendo l’individuo all’insicurezza e all’incapacità di affrontare la realtà.
Nel tempo non serve più la situazione o il luogo ad attivare la paura, basta solo pensarla per vivere il terrore senza alcuna situazione esterna scatenante.
Le profezie che si autoavverano
I pensieri di una persona agorafobica si trasformano talvolta in profezie autoavveranti che aumentano la probabilità di fare accadere ciò che pensa e teme.
“Se parto mi sento male, se prendo l’auto mi viene un attacco di panico, nessuno può aiutarmi se sono lontano da casa, se mi guardano quando sto male faccio una brutta figura”, e così via in un ciclo senza fine di pensieri catastrofici. La persona diventa così ostaggio della paura.
L’antico filosofo greco Epitteto affermava “Non sono le cose in sé che ci preoccupano ma l’opinione che noi abbiamo di esse.”
Curare l’agorafobia con la Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica è riconosciuta come best pratice nel trattamento dei disturbi fobici. Si interviene su ciò che la persona fa, ovvero bloccando e modificando le tentate soluzioni disfunzionali costituite dal circolo vizioso di evitamenti e richieste di aiuto creando esperienze emozionali correttive attraverso strategie e stratagemmi.
Il cambiamento della percezione fobica porta alla riacquisizione delle capacità personali e della fiducia in sé stessi.
L’efficacia della Terapia Breve Strategica nel trattamento dell’Agorafobia è del 95%.
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2013).,Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5ª ed.). American Psychiatric Publishing.
Nardone G. (2012), Non c’è notte che non veda giorno, Ponte alle Grazie, Milano
Agorafobia
L’agorafobia deriva dal greco “agorà” (piazza) e “fobos” (paura), quindi letteralmente significa “paura della piazza” o degli spazi aperti e dei luoghi affollati.
L’agorafobia è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla marcata paura di trovarsi in situazioni o ambienti in cui, in caso di comparsa di sintomi ansiosi o di un attacco di panico, risulti difficile ottenere aiuto o fuggire rapidamente (American Psychiatric Association, 2013).
Il disturbo agorafobico se non viene trattato in tempo, tende a evolversi in una fobia pervasiva e generalizzata che compromette la qualità della vita sociale, familiare e professionale della persona.
Le paure e i sintomi dell’agorafobia
Chi soffre di questo disturbo ha paura di rimanere solo e di allontanarsi da luoghi sicuri.
L’agorafobia è frequentemente collegata al disturbo di panico e talvolta anche alla claustrofobia.
La fobia non si limita solo agli spazi chiusi, ma include anche la paura delle situazioni sociali (concerti, riunioni di lavoro, etc.).
La persona ricorre all’evitamento delle situazioni per non sentirsi male o per paura di fare una brutta figura di fronte agli altri.
Talvolta il disturbo comprende anche le autostrade, in particolare quelle che non offrono via di uscita immediata e non consentono alla persona di abbandonarle nel caso in cui dovesse insorgere il panico.
Il disturbo agorafobico si manifesta con sintomi fisici, cognitivi e comportamentali.
Ciò induce l’individuo a eludere luoghi, situazioni ed attività, a prevenire le situazioni agorafobiche e di conseguenza a modificare la propria routine quotidiana, evitando le attività e la partecipazione ad eventi sociali.
La vita di una persona con agorafobia presenta limitazioni che hanno un impatto determinante nella qualità della vita.
Tentate soluzioni disfunzionali
Le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona nell’intento di gestire l’ansia e la paura mantengono ed aggravano il disturbo, come la costante richiesta di aiuto e l’evitamento.
La persona che soffre di agorafobia manifesta un’eccessiva necessità di richiedere aiuto e rassicurazioni, affidandosi al supporto relazionale di familiari e amici soprattutto quando si allontana da casa.
Richiede di essere accompagnata e di ricevere chiamate durante le uscite, poiché crede di non essere in grado di gestire autonomamente le proprie attività.
Tale atteggiamento crea relazioni di dipendenza dal coniuge, dagli amici e dalla famiglia d’origine. Il supporto eccessivo, infatti, non fa che rafforzare la dipendenza e minare l’autostima.
Un’altra tentata soluzione messa in atto è l’evitamento.
La vita di queste persone è organizzata e strutturata sull’evitare luoghi e situazioni considerati rischiosi, come ad esempio luoghi affollati, mezzi pubblici, stare soli o lontani da casa, in fila o in mezzo alla folla, guidare o viaggiare in automobile o in treno.
Tutte occasioni potenzialmente scatenanti un attacco di panico.
L’evitamento sul momento ha una funzione protettiva e di prevenzione dell’ansia, ma ogni evitamento incrementa la paura e la minaccia.
Ogni tentativo di fuga genera ulteriori fughe conducendo l’individuo all’insicurezza e all’incapacità di affrontare la realtà.
Nel tempo non serve più la situazione o il luogo ad attivare la paura, basta solo pensarla per vivere il terrore senza alcuna situazione esterna scatenante.
Le profezie che si autoavverano
I pensieri di una persona agorafobica si trasformano talvolta in profezie autoavveranti che aumentano la probabilità di fare accadere ciò che pensa e teme.
“Se parto mi sento male, se prendo l’auto mi viene un attacco di panico, nessuno può aiutarmi se sono lontano da casa, se mi guardano quando sto male faccio una brutta figura”, e così via in un ciclo senza fine di pensieri catastrofici. La persona diventa così ostaggio della paura.
L’antico filosofo greco Epitteto affermava “Non sono le cose in sé che ci preoccupano ma l’opinione che noi abbiamo di esse.”
Curare l’agorafobia con la Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica è riconosciuta come best pratice nel trattamento dei disturbi fobici. Si interviene su ciò che la persona fa, ovvero bloccando e modificando le tentate soluzioni disfunzionali costituite dal circolo vizioso di evitamenti e richieste di aiuto creando esperienze emozionali correttive attraverso strategie e stratagemmi.
Il cambiamento della percezione fobica porta alla riacquisizione delle capacità personali e della fiducia in sé stessi.
L’efficacia della Terapia Breve Strategica nel trattamento dell’Agorafobia è del 95%.
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2013).,Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5ª ed.). American Psychiatric Publishing.
Nardone G. (2012), Non c’è notte che non veda giorno, Ponte alle Grazie, Milano