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Cardiofobia - Valeria Conti Psicologa

Cardiofobia

11/06/2025 admin Comments Off

La Paura di morire d’infarto o di ictus !

La Cardiofobia è una patofobia caratterizzata dalla paura incontrollata e irrazionale di avere una malattia cardiologica. La persona vive nell’ansia e nel terrore di poter avere un infarto, un ictus o un problema pressorio anche quando le consulenze mediche e gli accertamenti escludono qualsiasi patologia. Pur in assenza di una condizione medica diagnosticata, la paura di una morte fulminante persiste.  La persona vive reali sintomi cardiologici indotti dall’ansia quali la tachicardia, dolore al petto, aritmie, vertigini, sensazioni di oppressione toracica e alterazioni della pressione. La continua attenzione e il controllo da parte della persona dei sintomi cardiaci produce un’alterazione dei parametri neurofisiologici, fino a sfociare in attacchi di panico. Tale condizione di crisi spinge spesso il paziente a fare continue visite cardiologiche fino a recarsi al pronto soccorso.

Le Tentate Soluzioni Disfunzionali del cardiofobico sono:

  • evitare qualsiasi attività. La persona mette in atto condotte di evitamento per non affaticare il proprio cuore, questo copione ha un impatto sulla  qualità della vita. Chi soffre di cardiofobia  rinuncia a  fare attività fisica, ad uscire con gli amici,  a frequentare luoghi affollati, a viaggiare per rimanere nella comfort  zone per paura di non poter ricevere in caso di bisogno un adeguata assistenza medica.
  • controllore la frequenza cardiaca. Un altro comportamento adottato è il controllo ossessivo del battito cardiaco  e della pressione per verificare eventuali segnali di irregolarità, la tentata soluzione disfunzionale inevitabilmente altera la funzionalità del ritmo cardiaco generando ansia e   perdita di controllo.
  • richiedere visite mediche. Il cardiofobico richiede  continue  consulenze cardiologiche per ottenere rassicurazioni sul suo stato di  salute, purtroppo ogni rassicurazione ricevuta dai medici nel tempo aumenta i dubbi e spinge  la persona a eseguire ulteriori indagini specialistiche.
  • parlare della paura.Condividere le ansie con amici e familiari ha la finalità di ottenere rassicurazioni, ciò determina un’amplificazione della paura e un incremento di inabilità e incapacità della persona.
  • utilizzare farmaci. Un altro comportamento delle persone cardiofobiche è l’uso di farmaci quali betabloccanti, ansiolitici e antipertensivi. Nel lungo periodo tale comportamento spinge il soggetto a continui monitoraggi e ad assumere il farmaco al primo segnale di alterazione.

Le Tentate Soluzioni Ridondanti messe in atto dalla persona per gestire la paura determinano il mantenimento e l’aggravamento dei sintomi fisici e psicologici.

La Terapia Breve Strategica   si rivela il modo migliore per superare il disagio vissuto dalla persona.

L’intervento modifica la percezione fobica, interrompe l’ascolto disfunzionale del cuore e in tempi brevi consente la completa risoluzione del problema.

Bibliografia
Nardone G., (2003) Non c’è notte che non veda giorno. Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone G., (2013) Dizionario internazionale di Psicoterapia. Garzanti, Milano.

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