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Claustrofobia: paura degli spazi chiusi - Valeria Conti Psicologa

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Claustrofobia: paura degli spazi chiusi

La claustrofobia è una paura irrazionale e persistente legata alla perdita di controllo in ambienti percepiti chiusi.

Come citava Seneca “Non è il pericolo a spaventarci, ma l’idea che ne abbiamo.”

Il termine “claustrofobia” proviene dal latino “claustrum”, che indica un luogo chiuso, e dal greco “fobia”, che significa paura.

La claustrofobia è una fobia specifica  situazionale caratterizzata dal timore degli spazi chiusi, limitanti e senza via di fuga immediata  

La persona ha paura di non poter fuggire,  nel caso in cui possa sopraggiungere un attacco di panico, questa fobia può diventare invalidante quando la paura ostacola in modo significativo la vita quotidiana limitando le attività, il lavoro e le relazioni sociali.

La tematica della claustrofobia è ricorrente nella letteratura.

In numerose opere, Italo Calvino, descrive la perdita di controllo e l’angoscia, reazioni emotive che possono essere associate alla claustrofobia.

Nel primo canto dell’Inferno della Divina Commedia, Dante Alighieri descrive la “selva oscura” come uno spazio chiuso e opprimente in cui il protagonista si sente intrappolato.

Secondo la Terapia Breve Strategica, la claustrofobia rappresenta la paura della paura stessa, la quale persiste e continua a crescere attraverso le reazioni ridondanti messe in atto dalla persona per combattere la paura. Le tentate soluzioni disfunzionali danno un sollievo immediato dell’ansia , ma nel lungo periodo incrementano la paura e imprigionano la persona in un labirinto senza via di uscita.  “Spesso la paura di un male ci conduce ad un male peggiore” (Nicolas Boileau).

Luoghi e situazioni che innescano la claustrofobia.

Negli ascensori, la paura è legata alla possibilità di un guasto che impedisca la fuga.

Nei tunnel o garage sotterranei, il timore è di rimanere bloccato al buio e impossibilitato a fuggire.

In autostrada, la paura deriva dall’impossibilità di allontanarsi e ricevere soccorso immediato.

Nei contesti sociali la persona teme di essere sopraffatta dal panico, di essere giudicata dagli altri e, nei casi estremi, di perdere il controllo in caso di svenimento.

La paura si manifesta anche nelle stanze senza finestre, mentre si viaggia in auto, treno, aereo, durante l’esecuzione di TAC e risonanze magnetiche, o in situazioni di folla come concerti o ristoranti.

I sintomi della claustrofobia

I sintomi fisici, cognitivi e comportamentali possono comparire prima, durante e dopo l’esposizione a una situazione considerata minacciosa. Questi sintomi includono tachicardia, dispnea, nausea, vertigini, tremori, pensieri catastrofici come “potrei morire, svenire, soffocare, impazzire”, comportamenti di allontanamento dalla situazione percepita come pericolosa insieme alla verifica compulsiva della presenza di vie di uscita.

Nella claustrofobia, è frequente riscontrare reazioni di panico anticipate che limitano la qualità della vita del soggetto.

Tentate soluzioni disfunzionali e precauzioni adottate 

Le strategie comportamentali ripetute dalla persona per gestire la paura di luoghi e situazioni includono la fuga, la richiesta di aiuto, l’evitamento e il controllo.

 Le precauzioni utilizzate  per controllare l’esperienza temuta sono diverse  come assumere ansiolitici, portare con sé una bottiglia d’acqua, amuleti e il cellulare per chiedere aiuto in caso di emergenza.

Sebbene questi comportamenti possano dare l’illusione di avere il problema sotto controllo, in realtà aumentano le percezioni di pericolo e contribuiscono alla persistenza del disturbo fobico, limitando la vita dell’individuo.

Spesso la claustrofobia è associata all’agorafobia, che è la paura di stare soli o di allontanarsi da luoghi sicuri. Tuttavia, le fobie non sempre coesistono; in questo caso, la claustrofobia può manifestarsi come una specifica forma di disturbo di panico. Anche quando la claustrofobia non è associata ad altre fobie, può evolvere in un disturbo generalizzato. Quando il disturbo si manifesta in forma acuta, l’individuo può essere incapace di agire autonomamente, anche in presenza di persone che gli sono di conforto, compromettendo la qualità della sua vita. 

Curare la claustrofobia

La Terapia Breve Strategica interviene sul presente, sulle tentate soluzioni disfunzionali che alimentano il problema senza analizzare le cause passate.

L’obiettivo dell’intervento strategico è modificare la rigidità   del sistema percettivo reattivo della persona, bloccando il circolo vizioso dei comportamenti di evitamento, fuga e controllo. Il protocollo d’intervento guida la persona a vivere nuove esperienze emozionali correttive che modificano le percezioni dei luoghi e delle situazioni temute. Come affermava Epicuro “non può vivere senza timore chi è causa del suo timore.”

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali

Nardone, G., (2003), Oltre i limiti della paura. Ponte alle Grazie. Milano

Nardone, G.,(2003), Non c’è notte che non veda giorno. Ponte alle Grazie. Milano

Watzlawick P., (1974), Change. Astrolabio. Roma

 

 

 

 

 

 

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