La paura di prendere decisioni è un fenomeno universale che attraversa tutte le culture, i livelli di istruzione e le fasce sociali. Essa riguarda indistintamente giovani, adulti e anziani.
Tutti noi sperimentano il timore dell’incertezza e del cambiamento quando siamo chiamati a fare delle scelte.
La paura di decidere, infatti, è un’emozione che emerge di fronte ad una scelta che la persona percepisce rischiosa.
Pertanto, la capacità di gestire la paura risulta quindi fondamentale per chi si trova a prendere decisioni.
Il peso delle decisioni
Nella quotidianità siamo costantemente chiamati a compiere scelte, di diversa entità, che necessitano di una valutazione prima di essere prese.
Decidere comporta sempre il confronto con l’incertezza, con il rischio, con il timore di sbagliare e di esporsi.
Il noto psicologo Leon Festinger che ha formulato la teoria della dissonanza cognitiva, ha dimostrato che ogni decisione genera un conflitto interiore tra l’opzione scelta e quella rifiutata.
L’individuo però è in grado di ridurre la dissonanza interiore per adattarsi alla decisione presa.
Il meccanismo utilizzato per ridurre la dissonanza cognitiva tenderà quindi a evidenziare i punti di forza della scelta privilegiata rispetto a quella scartata.
Questo meccanismo, anche se è un’autoinganno cognitivo, consente alla persona di prendere una decisione.
La Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica non si focalizza sulle cause del problema, bensì sui meccanismi che ne perpetuano l’esistenza. La paura di prendere decisioni non costituisce un sintomo di psicopatologia, ma è piuttosto il risultato di strategie messe in atto dalla persona per gestire l’ansia legata alla scelta.
Le Tentate soluzioni disfunzionali
I comportamenti agiti con le migliori intenzioni per affrontare e risolvere il problema del timore della scelta, in realtà lo mantengono e lo peggiorano.
La paura di decidere è mantenuta da comportamenti di delega, richiesta di aiuto, evitamento, procrastinazione e controllo ossessivo.
Infatti queste strategie di comportamento quando vengono agite producono benefici a breve termine di rassicurazione, di riduzione dell’ansia legata alla decisione e di sensazioni illusorie di controllo sull’incertezza.
Tuttavia il costo a lungo termine che la persona sperimenta riguarda la perdita di fiducia nelle proprie capacità, l’aumento dell’ansia per la prossima decisione da prendere e la paralisi da analisi perché pensare e ripensare blocca l’azione.
Il dialogo interno di chi ha difficoltà a decidere è popolato da dubbi e pensieri catastrofici sul futuro.
“non sono competente, devo essere certo che tutto andrà bene, se sbaglio, e se scelgo questa cosa mi perdo altre opportunità?”
La paura di decidere è un fenomeno sottostimato
Chi ne soffre può impiegare ore, giorni o evitare di fare qualsiasi tipo di scelta.
Evitare di prendere decisioni e rimanere nella propria zona di comfort può ridurre l’ansia; tuttavia, comporta altri rischi significativi, come lasciare ad altri la possibilità di decidere o affidarsi al caso.
Chi non riesce a prendere decisioni rischia di perdere opportunità e di andare incontro a crisi caratterizzate da frustrazione e rimpianto.
Scegliere di non decidere è, paradossalmente, una decisione in sé.
Ogni volta che evitiamo di assumerci la responsabilità di non decidere, infatti, orientiamo inevitabilmente il corso degli eventi, lasciando che le circostanze, il tempo o gli altri determinino per noi l’esito della situazione.
Rinviare ed evitare di decidere fanno scorrere la nostra vita senza il nostro contributo attivo.
Sartre scrive: “non sempre facciamo quello che vogliamo, ma comunque siamo responsabili di quello che siamo”.
Il racconto dell’asino di Buridano
Le persone che rimangono paralizzate e incapaci di decidere e agire ricordano la metafora dell’asino di Buridano.
Il celebre racconto narra di un asino che si trova tra due bisacce, perfettamente identiche e alla stessa distanza una a destra e l’altra a sinistra, contenenti fieno ed acqua. L’asino non riusciva a scegliere nessuna bisaccia. Rimase a pensare e ripensare sulle due scelte e incapace di decidere morì di fame e di sete.
La morale della storia sottolinea come l’eccesso di analisi e la ricerca della migliore soluzione portano alla paralisi e al fallimento.
Tipologie della paura di decidere
Esistono diverse tipologie di paura che ostacolano la capacità di prendere decisioni, tra cui possiamo citare:
La paura di sbagliare;
La paura di non essere all’altezza;
La paura di esporsi;
La paura di non avere o di perdere il controllo;
La paura dell’impopolarità.
Le sofferenze psicofisiologiche si manifestano a livello emotivo, corporeo e comportamentale nel momento in cui le tentate soluzioni utilizzate dalla persona si rivelano fallimentari.
Le forme di sofferenza psicofisiologica delle decisioni
Ogni tipologia di paura decisionale può presentare una sintomatologia lieve, media o severa. Un processo decisionale sano può diventare disfunzionale se i copioni comportamentali si irrigidiscono, trasformandosi in modalità disadattive.
Angoscia e crisi depressive: Chi deve prendere decisioni cruciali sperimenta spesso l’angoscia legata alle possibili conseguenze. Allo stesso modo, chi ha già compiuto scelte fallimentari e si trova nuovamente costretto a decidere su questioni importanti, può sentirsi inadatto a questo compito, segnato dal peso delle esperienze passate. L’angoscia è una condizione di profondo disagio che induce la persona non solo a nutrire aspettative negative riguardo agli eventi, ma anche a essere convinta che tutto finirà nel peggiore dei modi.
Ossessioni, compulsioni e dubbio patologico.
La persona con tendenza ossessiva cerca di avere un controllo totale su molte variabili, persone, processo decisionale, eventi futuri, eccetera giungendo spesso ad una totale perdita di controllo.
Chi soffre di compulsioni mette in atto azioni finalizzate alla rassicurazione. Ad esempio, prima di prendere una decisione la persona potrebbe controllare ripetutamente tutte le fasi che l’hanno condotta a quella scelta.
Infine, nel dubbio patologico, la compulsione si manifesta a livello mentale, inducendo l’individuo a rispondere a dubbi infondati. Questo genera un circolo vizioso di domande e risposte che alimentano ulteriori dubbi, determinando un blocco decisionale.
Come capire se la paura di decidere è un problema
Si tende a fare molte analisi senza mai passare all’azione
Si chiede continuamente aiuto o conferme agli altri.
Si ha la sensazione che gli eventi accadano per caso, senza il proprio contributo.
Si preferisce delegare le decisioni, evitando di assumersi responsabilità.
Questi segnali possono indicare che la paura di decidere sta limitando la propria autonomia e influenza sulla vita quotidiana.
Curare la Paura di cambiare con la Terapia Breve Strategica
L’intervento mira a rompere il circolo vizioso delle tentate soluzioni fallimentari attraverso strategie e stratagemmi che portano la persona a sperimentare un’esperienza emozionale correttiva.
La terapia strategica è riconosciuta per la sua efficacia nella cura di numerosi disturbi psicologici, come ansia, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi.
Questo approccio, basato su interventi mirati e soluzioni pratiche, permette di ottenere risultati significativi in tempi relativamente brevi.
“La sola cosa che separa un uomo da ciò che desidera dalla vita è spesso solo la volontà di tentare, la forza per credere che sia possibile”. Richard M. DeVos
Bibliografia
Nardone G.(2014) La paura di decidere. Milano. Ponte alle Grazie
Nardone G. (2013) Psicotrappole. Ovvero la sofferenza che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle. Milano. Ponte alle Grazie
La Paura di decidere
La paura di decidere.
La paura di prendere decisioni è un fenomeno universale che attraversa tutte le culture, i livelli di istruzione e le fasce sociali. Essa riguarda indistintamente giovani, adulti e anziani.
Tutti noi sperimentano il timore dell’incertezza e del cambiamento quando siamo chiamati a fare delle scelte.
La paura di decidere, infatti, è un’emozione che emerge di fronte ad una scelta che la persona percepisce rischiosa.
Pertanto, la capacità di gestire la paura risulta quindi fondamentale per chi si trova a prendere decisioni.
Il peso delle decisioni
Nella quotidianità siamo costantemente chiamati a compiere scelte, di diversa entità, che necessitano di una valutazione prima di essere prese.
Decidere comporta sempre il confronto con l’incertezza, con il rischio, con il timore di sbagliare e di esporsi.
Il noto psicologo Leon Festinger che ha formulato la teoria della dissonanza cognitiva, ha dimostrato che ogni decisione genera un conflitto interiore tra l’opzione scelta e quella rifiutata.
L’individuo però è in grado di ridurre la dissonanza interiore per adattarsi alla decisione presa.
Il meccanismo utilizzato per ridurre la dissonanza cognitiva tenderà quindi a evidenziare i punti di forza della scelta privilegiata rispetto a quella scartata.
Questo meccanismo, anche se è un’autoinganno cognitivo, consente alla persona di prendere una decisione.
La Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica non si focalizza sulle cause del problema, bensì sui meccanismi che ne perpetuano l’esistenza. La paura di prendere decisioni non costituisce un sintomo di psicopatologia, ma è piuttosto il risultato di strategie messe in atto dalla persona per gestire l’ansia legata alla scelta.
Le Tentate soluzioni disfunzionali
I comportamenti agiti con le migliori intenzioni per affrontare e risolvere il problema del timore della scelta, in realtà lo mantengono e lo peggiorano.
La paura di decidere è mantenuta da comportamenti di delega, richiesta di aiuto, evitamento, procrastinazione e controllo ossessivo.
Infatti queste strategie di comportamento quando vengono agite producono benefici a breve termine di rassicurazione, di riduzione dell’ansia legata alla decisione e di sensazioni illusorie di controllo sull’incertezza.
Tuttavia il costo a lungo termine che la persona sperimenta riguarda la perdita di fiducia nelle proprie capacità, l’aumento dell’ansia per la prossima decisione da prendere e la paralisi da analisi perché pensare e ripensare blocca l’azione.
Il dialogo interno di chi ha difficoltà a decidere è popolato da dubbi e pensieri catastrofici sul futuro.
“non sono competente, devo essere certo che tutto andrà bene, se sbaglio, e se scelgo questa cosa mi perdo altre opportunità?”
La paura di decidere è un fenomeno sottostimato
Chi ne soffre può impiegare ore, giorni o evitare di fare qualsiasi tipo di scelta.
Evitare di prendere decisioni e rimanere nella propria zona di comfort può ridurre l’ansia; tuttavia, comporta altri rischi significativi, come lasciare ad altri la possibilità di decidere o affidarsi al caso.
Chi non riesce a prendere decisioni rischia di perdere opportunità e di andare incontro a crisi caratterizzate da frustrazione e rimpianto.
Scegliere di non decidere è, paradossalmente, una decisione in sé.
Ogni volta che evitiamo di assumerci la responsabilità di non decidere, infatti, orientiamo inevitabilmente il corso degli eventi, lasciando che le circostanze, il tempo o gli altri determinino per noi l’esito della situazione.
Rinviare ed evitare di decidere fanno scorrere la nostra vita senza il nostro contributo attivo.
Sartre scrive: “non sempre facciamo quello che vogliamo, ma comunque siamo responsabili di quello che siamo”.
Il racconto dell’asino di Buridano
Le persone che rimangono paralizzate e incapaci di decidere e agire ricordano la metafora dell’asino di Buridano.
Il celebre racconto narra di un asino che si trova tra due bisacce, perfettamente identiche e alla stessa distanza una a destra e l’altra a sinistra, contenenti fieno ed acqua. L’asino non riusciva a scegliere nessuna bisaccia. Rimase a pensare e ripensare sulle due scelte e incapace di decidere morì di fame e di sete.
La morale della storia sottolinea come l’eccesso di analisi e la ricerca della migliore soluzione portano alla paralisi e al fallimento.
Tipologie della paura di decidere
Esistono diverse tipologie di paura che ostacolano la capacità di prendere decisioni, tra cui possiamo citare:
Le sofferenze psicofisiologiche si manifestano a livello emotivo, corporeo e comportamentale nel momento in cui le tentate soluzioni utilizzate dalla persona si rivelano fallimentari.
Le forme di sofferenza psicofisiologica delle decisioni
Ogni tipologia di paura decisionale può presentare una sintomatologia lieve, media o severa. Un processo decisionale sano può diventare disfunzionale se i copioni comportamentali si irrigidiscono, trasformandosi in modalità disadattive.
Angoscia e crisi depressive: Chi deve prendere decisioni cruciali sperimenta spesso l’angoscia legata alle possibili conseguenze. Allo stesso modo, chi ha già compiuto scelte fallimentari e si trova nuovamente costretto a decidere su questioni importanti, può sentirsi inadatto a questo compito, segnato dal peso delle esperienze passate. L’angoscia è una condizione di profondo disagio che induce la persona non solo a nutrire aspettative negative riguardo agli eventi, ma anche a essere convinta che tutto finirà nel peggiore dei modi.
Ossessioni, compulsioni e dubbio patologico.
La persona con tendenza ossessiva cerca di avere un controllo totale su molte variabili, persone, processo decisionale, eventi futuri, eccetera giungendo spesso ad una totale perdita di controllo.
Chi soffre di compulsioni mette in atto azioni finalizzate alla rassicurazione. Ad esempio, prima di prendere una decisione la persona potrebbe controllare ripetutamente tutte le fasi che l’hanno condotta a quella scelta.
Infine, nel dubbio patologico, la compulsione si manifesta a livello mentale, inducendo l’individuo a rispondere a dubbi infondati. Questo genera un circolo vizioso di domande e risposte che alimentano ulteriori dubbi, determinando un blocco decisionale.
Come capire se la paura di decidere è un problema
Questi segnali possono indicare che la paura di decidere sta limitando la propria autonomia e influenza sulla vita quotidiana.
Curare la Paura di cambiare con la Terapia Breve Strategica
L’intervento mira a rompere il circolo vizioso delle tentate soluzioni fallimentari attraverso strategie e stratagemmi che portano la persona a sperimentare un’esperienza emozionale correttiva.
La terapia strategica è riconosciuta per la sua efficacia nella cura di numerosi disturbi psicologici, come ansia, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi.
Questo approccio, basato su interventi mirati e soluzioni pratiche, permette di ottenere risultati significativi in tempi relativamente brevi.
“La sola cosa che separa un uomo da ciò che desidera dalla vita è spesso solo la volontà di tentare, la forza per credere che sia possibile”. Richard M. DeVos
Bibliografia
Nardone G.(2014) La paura di decidere. Milano. Ponte alle Grazie
Nardone G. (2013) Psicotrappole. Ovvero la sofferenza che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle. Milano. Ponte alle Grazie